Chi aspetta il proprio turno alla cassa di una farmacia guarda quello che ha davanti, perché non ha altro da fare. In profumeria succede la stessa cosa nei minuti in cui la commessa va a cercare il cofanetto della misura giusta. Quei trenta o quaranta centimetri di banco sono uno dei pochi posti in cui un brand riesce a farsi notare senza competere con nessuno, e da anni ci si chiede con quale materiale occuparli: il plexiglass, che dà subito l’idea di qualcosa di costoso, oppure il cartone.
La nostra posizione è questa: in profumeria e in farmacia il cartone è la scelta giusta nella grande maggioranza dei casi, e il plexiglass resta sensato solo per gli arredi che devono restare identici per anni. Il resto dell’articolo spiega dove passa il confine e perché passa più in là di quanto si pensi.
Perché profumeria e farmacia si assomigliano più di quanto sembri
Sono due punti vendita dove il cliente viene consigliato, il banco è piccolo e i prodotti sono piccoli e di valore: un siero, un flacone da cento millilitri, una crema mani. Anche i marchi si sovrappongono, perché la dermocosmesi sta su entrambi i fronti e un’azienda che prepara la campagna di Natale spesso ordina lo stesso espositore per i due canali. Cambiano il pubblico, la luce e le regole, e con loro cambia il modo di costruirlo.
Che cosa dà il plexiglass e quanto costa tenerlo
Il plexiglass, o più correttamente acrilico, ha tre qualità reali: è rigido, è trasparente e dura. Un portaprofumi in acrilico trasparente sul banco di una profumeria resta dritto dopo anni di tester spostati e rimessi a posto.
Il prezzo di questa durata si paga in altri modi. Si graffia, e basta il panno sbagliato per accorgersene. Si carica di elettricità statica e attira polvere, che su una lastra trasparente si vede più che su qualsiasi altro materiale. È pesante e fragile, e spedirlo a cento punti vendita si sente. Cambiare la grafica a ogni campagna vuol dire quasi sempre rifare il pezzo, e quando la promozione finisce il supporto va stoccato o smaltito, con una strada di riciclo molto meno semplice di quella del cartone, che finisce nella raccolta della carta.
Perché per una campagna il cartone è quasi sempre la scelta giusta
La campagna dura qualche settimana o al massimo qualche mese, e quasi sempre cambia la grafica a ogni uscita. Su questo terreno il cartone ondulato fustellato è difficile da battere. A parità di tiratura costa di norma meno a pezzo, la stampa copre tutta la superficie, bordi compresi, e il pezzo si spedisce piatto, quindi anche la logistica pesa meno. Arriva nei negozi e si monta in pochi gesti, senza che il farmacista o la commessa debbano chiamare qualcuno.
Resta il dubbio sull’aspetto, ed è il più diffuso. Con un render 3D e un campione prima di avviare la tiratura si vede subito se la base regge i flaconi e com’è al tatto, e una plastificazione opaca o una verniciatura portano il risultato lontano dall’idea di scatola povera che molti hanno in mente. Per chi comunica scelte sostenibili, poi, il cartone lavora a favore del brand: a fine promozione finisce nella raccolta della carta e il messaggio che il cliente legge resta coerente con ciò che l’espositore è.
In profumeria il cartone è di fascia più alta
Il cliente guarda il prodotto da trenta centimetri e spesso lo prende in mano. Da quella distanza si vedono la linea di piega, l’incollatura, lo spigolo, ed è per questo che un espositore da profumeria non è mai uguale a uno da supermercato: si colloca in una fascia più alta, con una cura del dettaglio molto maggiore. Cambiano la precisione della fustella, la qualità della stampa, la scelta delle finiture e il controllo di ogni giunzione, perché un difetto minimo che su uno scaffale di grande distribuzione passa inosservato qui si nota subito.
Poi c’è il peso del vetro. Un cofanetto da cento millilitri sta di solito fra i trecento e i cinquecento grammi, e dodici cofanetti su un ripiano fanno diversi chili. Quando il carico è alto, la soluzione sta nella progettazione: rinforzi e strutture interne, come una microonda o un cartone accoppiato per i piani d’appoggio e supporti nascosti nei punti dove il peso si concentra, reggono i flaconi senza compromettere la qualità che il cliente vede.
Il corner permanente di una grande marca, con luci integrate e anni di vita davanti, è l’unico caso in cui l’acrilico, il legno o il metallo hanno davvero senso. Per tutto il resto, set regalo di Natale, lanci, edizioni limitate, espositori da banco, il cartone fa lo stesso lavoro con meno peso, meno spesa e un fine vita molto più semplice.
In farmacia, tra banco, vetrina e un limite che non dipende dal materiale
Qui lo spazio decide quasi tutto. Il farmacista gestisce un banco ridotto e una vetrina che segue le stagioni: i solari in primavera, le linee per tosse e raffreddore in autunno, le creme mani quando arriva il freddo. Un espositore di cartone che cambia con la stagione e si smonta senza lasciare tracce risolve un problema concreto. Funziona bene da banco, vicino alla cassa, con una base stretta e un frontale alto che porta il messaggio.
Cartone e acrilico nello stesso espositore
Quando serve davvero un elemento rigido, basta usarlo solo dove serve. Un espositore di cartone con un piano rigido soltanto dove poggia il vetro, oppure una testata stampata su cartone con un elemento trasparente dove si deve vedere il prodotto, tiene insieme il costo della campagna e la sensazione di qualità. In azienda stampiamo su carta e cartone, su forex, PVC e plexiglass, quindi il ragionamento si fa sul progetto e non sul catalogo dei materiali.
Una regola per decidere
Se la grafica cambia entro pochi mesi, il cartone è la scelta giusta. Il plexiglass si giustifica quando il corner resta uguale per tre anni e il prodotto esposto non cambierà. Nei casi intermedi, che sono i più numerosi, conta il numero di punti vendita: più sono, più pesano la leggerezza di spedizione e la rapidità di montaggio, e più il cartone si avvantaggia.
Per un brief in profumeria o in farmacia la domanda da cui partire è una sola: fra quanti mesi cambierà la grafica? Il materiale viene di conseguenza.
Se stai valutando quale materiale usare per il tuo espositore e non sai da che parte iniziare, Contattaci! in Bilca possiamo aiutarti a ragionarci sopra partendo dal tuo caso specifico: profumeria o farmacia, valore del prodotto, durata della campagna, spazio reale sul banco dei punti vendita che ti interessano. Prima ancora di arrivare a un disegno tecnico.