Quando un cliente chiede un espositore, di solito descrive il fronte: il logo in alto, le foto del prodotto, i colori della campagna. Raramente dice quante facce dovrà avere, e spesso non ci ha pensato. Eppure è una delle prime decisioni da prendere, perché cambia la struttura, la grafica e il modo in cui il prodotto verrà visto in negozio.
Una faccia, due, tre o quattro
Un espositore monofacciale sta contro una parete o in testata di gondola, e ha un solo lato da curare. È il caso più semplice e più economico da gestire, perché il retro resta spesso in cartone naturale, senza stampa, e nessuno lo vedrà.
Il bifacciale vive di solito in un corridoio centrale o come divisorio, e viene guardato da due direzioni opposte. Qui la prima trappola è trattare le due facce come se fossero una principale e una di servizio. In negozio non esiste una faccia principale: dipende da dove arriva il cliente, e quello cambia da un punto vendita all’altro.
Con tre o quattro facce si entra nel territorio delle isole e degli espositori rotanti, dove il concetto di fronte sparisce del tutto. Non c’è un lato da cui il cliente “dovrebbe” guardare, e la grafica deve funzionare per chiunque si avvicini, da qualsiasi parte.
Dove arriva lo sguardo conta più di dove sta il logo
Il errore più comune è progettare la grafica su un render frontale perfetto e scoprire in negozio che il cliente vede l’espositore di sbieco, mentre spinge il carrello. Il primo impatto avviene quasi sempre sul fianco o in diagonale, a qualche metro di distanza, per pochi secondi. Se il messaggio vive solo sul pannello centrale, quel secondo viene perso.
Per questo, sugli espositori con più facce, conviene ripetere il marchio e il messaggio chiave su ogni lato, anche a costo di sembrare ridondanti sul disegno tecnico. Sul render si nota la ripetizione. In corsia, a tre metri, è l’unico modo per farsi riconoscere.
Il retro non è mai davvero invisibile
C’è una tentazione costante a lasciare il retro bianco per contenere i costi di stampa. Funziona solo se l’espositore sta davvero appoggiato a una parete, e questo non lo decide chi lo ordina: lo decide il punto vendita, spesso all’ultimo momento, in base allo spazio libero quella settimana. Un espositore pensato per la parete che finisce in mezzo al corridoio mostra al cliente il suo lato peggiore, cartone grezzo, incollature a vista, supporti dei piani visibili.
Se esiste anche solo una possibilità che venga posizionato in isola, vale la pena prevedere almeno una soluzione minima per il retro: un colore pieno, un marchio ripetuto, un pattern semplice. Costa poco, e evita che la promozione parta con un difetto visibile fin dal primo giorno.
Anche il prodotto è grafica
Su un espositore a quattro facce o rotante, il prodotto stesso occupa buona parte della superficie visibile. Questo cambia le priorità: la grafica del cartone non deve competere con le confezioni esposte, ma incorniciarle. Pannelli troppo carichi, con immagini grandi e testi lunghi, finiscono per confondersi con ciò che sta sui ripiani, e il cliente non capisce più dove finisce la comunicazione e dove comincia il prodotto.
In questi casi funziona meglio una grafica più calma: un colore dominante, un marchio chiaro in testata, pochi elementi di supporto. Il prodotto fa il resto.
La domanda da fare prima del disegno
Prima di impostare qualsiasi file grafico, conviene chiedere al cliente da quali lati verrà visto l’espositore, e meglio ancora, farsi mandare una foto o una planimetria del punto in cui verrà messo. Se il posizionamento non è certo, la scelta più prudente è progettare per il caso peggiore: il lato visibile da più direzioni. Si perde un po’ di semplicità in fase di progetto e si guadagna una promozione che regge in qualsiasi punto del negozio.
Se stai valutando quante facce dare al tuo espositore e vuoi ragionarci con qualcuno che li progetta ogni giorno, Contattaci: partendo dal punto vendita e dal prodotto, ti aiutiamo a capire quale configurazione ha più senso prima ancora di arrivare al disegno tecnico.